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mercoledì, 10 settembre 2008

La scoperta dei Frattali

 

Il 3 febbraio 1893 Gaston Maurice Julia nacque e la prima cosa che gli venne naturale fare alla luce del sole fu di sorridere. Non c’è niente di più disarmante, di più affascinante di un improvviso sentimento di pace e felicità spontanea, come d’altronde non può esistere alcun dubbio nell’asserire che - con quella stupefacente espressione – Gaston anticipò al mondo un’idea: la certezza che un giorno quel esserino così piccolo e minuto avrebbe avuto la forza di inventare qualcosa di nuovo.

Dal fitto pizzo di marmi bianchi e rosa delle sue finestre, il piccolo bambino si concentrava nel riconoscere profumi, colori, litanie della sua cara amata Alʤe'ria e nello specifico in quella meravigliosa capitale  Abd el-Kader ribelle almeno quanto il suo leader arabo che la fondò. Intarsiati alla orgogliosa e nobile cultura araba, gemme di bellezze e sapienze francesi parificavano quella parte dell’Algeria alla meravigliosa e ridondante Parigi.

-                      Guardala come vuoi mio caro Gaston, ma ricordati che la sapienza della creazione risiede solo ed esclusivamente dentro la logica sorprendente della matematica.

Soleva dirgli il padre mentre grato ad Allah vedeva crescere suo figlio in grazia e salute. Dunque per il bambino prodigio da una parte il mondo era un susseguirsi di schemi e di logica che trovavano ragione nel mondo della scienza (e come si poteva sfuggire da tutte quelle risposte certe che sapevano così bene descrivere ogni ragione d’esistere?) ma vi era poi un altro punto di vista, molto più accattivante del primo, ove le relazioni che intercorrevano tra le varie forme sfuggivano alla sua comprensione razionale eppure tuttavia manifestavano intuitivamente il loro significato. Era il mondo della bellezza assoluta delle forme, l’equilibrio inebriante della creazione artistica. La ricerca della verità era dunque immersa nella contraddizione che questi due mondi potevano avere se non si era in grado di saperne trovare una radice comune ad esse: un vero caos. Si meravigliò che un pensiero così semplice non fosse stato formulato da nessuno.  

Ora è fondamentale sottolineare che il caos per Gaston non era sinonimo di caso, come la logica potrebbe indurre a pensare, e non si poteva neppure parlare di un completo disordine, in quanto i sistemi caotici per lui erano sistemi dinamici, sempre prevedibili e a breve termine. Dunque, paradossalmente, suppose che anche nel caos poteva regnare l’ordine. In questo modo ciò che accomunava scienza con arte era l’aspirazione a qualcosa di non arbitrario, insomma di universale.

Si divertì a tracciare una linea retta, la mano gli parve pavida mentre senza inflessioni o sentimento, seguiva il righello.

-                      In natura non esiste una linea perfettamente retta! – affermò a voce alta stupendo la povera domestica che fedele lo accontentava in ogni suo maniacale desiderio di ordine e pulizia. Di tempo ne era trascorso tanto e mentre l’acqua torbida del Mékerr continuava imperterrita a scorre sotto ai ponti della sua città nativa, lui da tempo ormai aveva preso il volo per poter approfondire i suoi studi a Parigi.

-                     La linea retta porta alla caduta dell’umanità, è tirranìa e ogni opera che nasce tracciata a linee rette, nasce senza vita.

Fu la luce, bianca immensa, senza ombre, pari a quella che lo aveva investito nel suo primo giorno di vita e sorrise come allora, ingenuamente e forte per l’evidenza della sua scoperta. Si alzò deciso dirigendosi verso la lavagna del suo studio e scrisse la sua formula.    

Era il 1918, aveva compiuto 25 anni da solo pochi giorni e decise per questo di celebrare la sua scoperta scrivendo un articolo di ben 199 pagine non sapendo che tale dispensa sarebbe stata pubblicata dal Journal de Mathématiques Pures et Appliquées  e lo avrebbe reso celebre tra i matematici. Poi come sempre accade è l’ascesa, il successo meritato; così mentre Gaston spartiva la solida carriera tra l' École Normale Supérieure, il Polytechnique e L’Università di Parigi i suoi lavori parvero cadere nell’oblio. La teoria del caos si era meschinamente appropriata del suo tempo; lo aveva racchiuso dentro una forma – pareva essere nominata come “vita ordinaria” – inserendo il povero matematico al pari di un numero.

Che paradosso!

La fortuna – o meglio la perfezione dell’universo – è fatta di matematica: è lei infatti che arriva sempre in soccorso all’uomo; cerchi che si intersecano, anelli che tessono vite, schemi ripetitivi e dinamici che interagiscono fra loro tracciando meravigliosi giochi di colori e possibilità infinite di combinazioni. In mezzo a tutta questa caotica meraviglia ecco che uno di questi calcoli complessi di cellule pulsanti e chimica organica casualmente, ordinatamente incontrò gli appunti di Gaston, ne rimane affascinato e a sua volta intrappolato. Aveva un nome, Benoît Mandelbrot, aveva una laurea in matematica ed alle spalle lo stesso percorso felice di Gaston.

Elaborato lo schema iniziale del primo matematico, Benoît trovò una veste di colori ai calcoli iniziali di Gaston, menzionandolo ed addirittura chiamando la formula matematica di base “Curva di Julia”. La sua popolarità uscì dall'ambito specialistico tuonando per l’intero globo.
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