u n a n n o e s a t t o f a
Alcuni istanti dopo averlo fatto ho frugato velocemente sul fondo dei miei ricordi e poi sono corsa per strada; mi sentivo defraudata, ad averlo fatto ero io stessa.
Ero così confusa! La strada aveva tremato allo sfrecciare delle macchine e il vocio della gente mi era sembrato di un altro mondo.
Tutto questo è assurdo! Eppure la vita è strana. D’un tratto il fascino delle cose sembra essere sparito - mi ero detta.
Quella stessa mattina avevo aperto la porta-finestra della cucina e le tende erano state risucchiate fuori con uno strappo brusco e violento, sbandierando poi tese e agitate, mentre tutto in casa sbatteva e sbatteva forte. All’improvviso, che spavento, era volato via; un attimo dopo avevo sentito lo schianto giù in cortile. A vederlo era uno spettacolo orribile: si era spaccato appiattendosi sul pavimento di pietre. Morto, inutile, senza più uno scopo, immobile, evidente, ingombrante aspettava che lo raccogliessi.
Vent’anni prima mi ero regalata la libertà. Anche quella mattina la porta si era aperta di scatto ed io ero svanita via. Allora avevo avuto bisogno di suggellare la mia conquista e avevo scelto lui. Venti anni di gioie piene d’insidie e di speranze che non si sono mai affievolite, ma che anzi ogni anno erano montate sempre più grandi.
Il vento, il vento. Che paura vedere il cielo così minaccioso e sentir stridere la vita tutt’intorno! Avevo raccolto attonita il mio cuore rosso e squarciato da terra e per la prima volta lo avevo guardato per quello che era realmente: un pezzo di plastica rotto.
Cammino intirizzita lungo la strada, tremante e con i muscoli tesi. Sento che anch’io sono, in qualche modo, spezzata: sono stata affezionata a questi venti anni troppo a lungo.
Sono sempre gli stessi, sapete?
Noi abbiamo sempre gli stessi nomi,
l’albero è sempre lo stesso
anche se non viene mai collocato nello stesso angolo;
tutti i nostri cuori sono trafitti e legati insieme
con un unico nastro rosso di seta.
Poi arrivano le telefonate, sempre un po’ inquiete:
Cosa fai tu,
cosa farò io,
ma non come l’anno scorso, ti prego;
.
poi vai in cucina e ti prepari una tazza di te calda e zuccherata.
Buon Dio,
il tempo è passato e non invano!
In fin dei conti sono una donna
e non posso lasciarmi sopraffare ogni volta.
.
Mi era davvero mancata la terra sotto i piedi;
non avevo nemmeno minimamente provato a controbattere.
Continuo a bere il mio te e a gonfiarmi,
fino a quando finalemente butto fuori :
Serve scrivere un regolamento!! insieme a tutta l’aria che ho in corpo.

Per esempio, nel pomeriggio, terminato il mio sonnellino, precipito giù verso il caos, nel mondo travolgente degli odori forti: allora, oplà, saltello tra una clio blu meravigliosamente sporchina e una insignificante carnival ex nera - vetri fumè - lucidissima. Poi tra un mucchietto di foglie secche, dietro ad un grosso tronco d’albero, nascosto a tratti dalle ruote di una fiat punto rossa un po’ stinta ecco compare lui. Lo fisso sempre fino a sentire i miei occhi indolenzirsi e non trattengo la gioia che si impadronisce del mio corpo. Frenetica inizio a correre aggirando gli ostacoli più assurdi e quella solita golf tdi argento che ha il vizio di stare sempre fastidiosamente in mezzo a tutto.
Lo amo…quanto lo amo.
Forse per questo mondo non è importante che cosa si ama, ma qualcosa bisogna pur amare! Ovviamente ho sempre molte cose a cui volere bene, ma per qualche ragione non mi bastano mai. Ma quando lui passa e lascia quel suo meraviglioso odore, questo luogo si irraggia di un bagliore solenne ed io , io allora – estasiata - posso finalmente unire il mio al suo.
