L come Luna
Ma è incredibile come lei riesca a farmi sognare.
Certe sere, quando cammino sola per la strada e sento le foglie morte affondare nel buio della notte,
dalla porta sempre aperta di quel piccolo squallido bar escono poche note di una melodia strascicata
- assomiglia un po' a qualche canzone di topolino, così un po' ridicola, un po' beffarda -
ed io incomincio a sognare...
L'ho vista, in fotografia, stampata dentro ad una rivista, una casetta stretta e alta, in riva al mare
in qualche luogo lontano, lontanissimo ma calmo e ancora solitario.
Fuori, da un lato le lenzuola sventolano candide e sinuose scoccando al ritmo delle onde
e danvanti, proprio in prossimità dell'ingresso, una tettoia scarna regge le pesanti fila d'uva di un unico rigoglioso viticcio.
- Che cosa hai preso? - una vocina squillante e allegra distrae i miei passi lenti.
- Una conchiglia - rispondo sorridente e gliela porgo.
Così, sono capace di fantasticare all'infinito
fino a quando la brutalità di un clacson nervoso non scuote i miei pensieri.
U come Uomo
Ciccio, lo conosco solo di nome. E’ un tipo calmo, fa il suo lavoro e poi sparisce nella sua cuccetta. A Gibilterra non è voluto scendere - non sono cose per chi ha famiglia - ha borbottato ed io sono d’accordo con lui. Per me lui è un uomo, appartiene a quella specie di marittimi in cui dolori, privazioni, bellezze e orrori della vita di mare sono passati sulla corazza del suo cuore senza intaccarla. La sua è una vita elementare, semplice. Lavora duro, si priva delle comodità per sfamare i suoi ragazzi a casa e non è pronto ad affrontare il mio scatto. Si spaventa e quasi scappa, ma quello che ha da dirmi vince paura e pudore, così riprende il suo passo e mi raggiunge.
- Signo’ – rompe il ghiaccio con uno sguardo che non riesce a trovare la forza di affrontare i miei occhi – è stato bravo co' mostro.
E’ la prima volta che ci scambiamo due parole confidenziali e ho la percezione esatta che non era di questo che voleva parlarmi.
- Dai che fai lì in piedi, entra una attimo da me che ci beviamo un bicchierino e mi racconti qualcosa.
Senza aspettare una risposta mi avvio verso la mia cabina e lo faccio accomodare. Mi siedo sulla cuccetta per lasciargli la sedia, ma lui insiste che vuole restare in piedi.
- Signo’ mi è nata una bambina.
- Che bella notizia ! Non sei felice ?
- Si signo’ è una gioia per me, ma...
- Ma...
Ha un nodo alla gola che non gli permette di proseguire.
- La bambina sta bene ?
- Oh, si. Sentisse come strilla ! – d’un tratto il suo viso si accende e trova il coraggio per proseguire - vorrei farle una domanda un po’ ... un po’così.
- Parla Ciccio, se posso esserti utile.
- Volevo domandarle, ecco, voi che avete studiato – il collo si accende di macchie rosse e le lacrime gli colano giù dal naso – sà come sono queste cose. Gli altri mi prenderebbero in giro, ma io manco da casa
da undici mesi e mi domandavo se...
Che bastarda, penso io, tu sei qui su questa carretta a spaccarti la schiena e lei è a casa comoda al caldo con la pancia sempre piena e le lenzuola pulite e cosa gli passa per la testa ? Ma certo Ciccio che gli altri ti prenderebbero in giro, la tua signora si è divertita mentre tu qui ti privi di tutto il superfluo, dormi con altri cinque compagni in una cuccia grande come quella del tuo cane, patisci il freddo e questo non lo fai per te. Cosa mai ti può servire per vivere ? Un vestituccio ogni tre quattro anni e la soddisfazione del tuo lavoro. Ma guarda se ne vale la pena. No, credi a me Ciccio non ne vale e se questo può consolarti.. beh allora ti confesserò che più si và in alto e peggio è. Mi verrebbe voglia di bestemmiare ed invece mi mordo la lingua e prendo tempo versando un po’ di buon whisky. Lo tengo ben nascosto per le occasioni che meritano e questa , questa ha bisogno di qualcosa di forte per scendere giù dalla gola.
- Ciccio qui serve un brindisi alla tua bella bambina.
E poi comincio un discorso contorto che non ha nè capo nè coda , ma che puzza di falso come una capamana stonata.
- Ma si che può capitare, anzi ne accadono anche di peggio, sai. Mi ricordo che una volta ho letto che una donna ha perfino partorito al dodicesimo mese. Ci pensi ? Povera donna. Come vedi non è il tuo caso, ma se fossi in te non ne parlerei con il resto della ciurma. Sai gli altri certe cose non le capiscono mica.
- Grazie Signo’, grazie. Sto bene ora, sono felice.
Beve tutto d’un fiato e scappa via mentre il fragore della porta che sbatte si mescola allo schianto del mio bicchiere a terra. Mille altri rumori d’origine sconosciuta nascono dagli angoli più impensati della mia cabina, dentro ai cassetti, dallo scolo del lavandino, dentro l’armadio : sono i movimenti d’assestamento delle cose.
I come inafferrabile
Come....
.
.
Indolente
intona
inni
d’innamoramento
inebriando e
insinuando a
individui
intrepidi
infinite
intuizioni
ingannevoli e
inaccessibili
A come 
C’erano le mele,
certo! loro non potevano mancare mai,
erano gialle come il sole e screziate di rosa come le fragole.
Le aveva mischiate con le prugne, lisce e lucide come caramelle,
Qualche pesca per ricordare la morbidezza del velluto
una pera gialla morbida al tatto come la seta.
La base è fatta, si era detta,
mentre un frammento luminoso di quel sole mattiniero
irradiava variazioni di colore sul colore.
Incastrò con cura il piccolo mazzolino di garofani bianchi
Un ciuffetto di finocchiella selvatica,
qualche riccio di castagno ancora verde …
ma no ancora mancava qualcosa!
La composizione restava sospesa come quel sorriso incerto
e gli occhi circospetti e impazienti di trovare la soluzione.
All’ultimo appoggiò un po’ d’uva bianca dal riflesso argenteo
e un grappolo più piccolo di uva nera che altro non aveva
se non la grazia di richiamare il colore della tovaglia.
L’armonia della natura che aveva tanto ammirato
nello spazio infinito del firmamento solo qualche giorno prima
ora trovava corrispondenza, anche se in maniera microscopica,
nel pregustarsi ogni singolo colore amaro, dolce, acido o succoso
esercitando così sul proprio fisico una piacevolissima sensazione
di eccitamento, quasi un senso di ubriachezza molesta.
Se l’obiettivo delle arti, della pittura, della musica
è quello di abbellire la vita dell’umanità,
il suo era quello di garantire un adeguato riconoscimento
verso il rispetto della vita stessa.
come Malattia
e' mattina,
una grigia mattina di settembre, ventosa, fredda per la stagione,
con nubi scure che scorrono veloci su di un cielo troppo pallido,
gelidi sguardi che si avventurano per lunghe strade grigie.
I volti stretti ai colletti, i corpi rattrappiti dentro a giacche ripescate e sgualcite,
passano veloci, come se li terrorizzasse qualcosa,
come se cercassero rifugio da una cosa grossa e brutale.
Enormi camion popolano le strade, tram semi vuoti curvano d'improvviso,
vetrine ancora spente, tendoni arrotolati, figure lontane sono fatte di piombo.
Ci si fa strada, come aghi, dentro e fuori dai nostri pensieri, dai ricordi di un riposo
ahhh quel riposo, come appare lontano, smangiato da...
dalla paura.
La paura non serve averla provata, basta poco per imparare a conoscerla,
senza sapere neppure per cosa, per quale catastrofico evento
capita di incontrare qualcuno che la indossa sul volto,
d'improvviso tutto di quella persona parla di lei,
del suo passato,
di quel presente così dilaniante,
di un futuro da riinventare
e nel frattempo, si! quasi contemporaneamente
lei ha già iniziato ad intaccare la tua pace,
proprio come un virus.