come Debolezza
Il tempo si era fuso in un unico grosso blocco,simile a qualcosa di maestoso
eppure così etereo da non poterlo trattenere. C'era quel punto infuocato in mezzo al petto
da dove partivano miliardi di scintille impazzite; ovunque cadessero provocavano dolore e piacere
così, noncuranti del fatto che non si potesse separare un'emozione dall'altra.
Pensò - in un determinato momento - che, se avesse trattenuto il respiro, avrebbe placato la brace.
Ma no, non era possibile. Anzi, forse peggio. Sorrise giocando con la sua ombra e col muro
fino a quando non incontrò uno specchio solitario e freddo.
L'immagine che vide fu di una bambina sorpresa dall'incontrare due occhi vivi e felici,
un volto illuminato dall'attesa che accada qualcosa di
.
divino
.
qualcosa che superasse il fuoco devastante delle sue aspettative.
E poi?
Cos'altro c'era da dire?
.
Nulla.
.
Forse che avrebbe voluto tendere l'elastico del tempo,
insomma, restare adagiata ancora per un solo istante in più
dentro una spensierata anemia mentale.
.
.
.
Dedicato a Cronomoto e a Giarre, ma poi penso che sia bello poterlo estendere a tutti coloro che
ammettono con forza d'animo le loro emozioni.
Resta il fatto che questo piccolo pensiero sia, innanzi a tutto, per loro !
A come Andalucia, come Amore, come Avarizia.
Un attimo di sconcerto, troppa polvere, un urlo di gioia e di dolore,
un violino una sedia
stride troppo sul pavimento quella sedia, c’è confusione qui, poca luce, un
grosso fuoco acceso che rende la vista incerta per un tale vento di tramonto.
Un rossore sul viso, imprevisto, complice
ecco!
La donna alza il viso al cielo: la bocca contro le stelle.
Quella bocca ancora arrossata dal vino e dal sangue inizia a cantare
e quando si muove sembra che baci l’aria.
Gli occhi invece sono chiusi, serrati, induriti come i muscoli del corpo.
Sono le mani di un vecchio consumato dal sole che iniziano a battere il ritmo,
poi la donna inizia a ballare, poi lei è il ballo e la parola bella è nata con lei.
Le note scavano la pelle che è divenuta bandiera,
il cuore si trasforma nell’unica fede e la vita cancella il ricordo di una qualsiasi chiesa.
L’uomo, la mano di questo vandalo pagano, scavalca i cancelli di Dio.
Via dall’inferno!, fino a battere il ritmo del cuore con le mani.
E le parole? Oh sono strade lungo i palmi delle mani; scrivono la storia di questa notte
prima ancora che sia finita,
formano archittetture,
pietre dure come è dura e vera la realtà.
La stoffa del vestito è troppo ampia, è gonfia di peccati;
si alza ribelle come un'onda di passione, monta ed esplode.
Sembra che voglia distruggere ogni cosa,
pare proprio che dopo non possa più esistere altro che il nulla ed invece
- come niente fosse stato - tutto torna al suo posto
e il suo esubero sparisce attorno al corpo della donna.
Adesso il popolo eterno della miseria vola attorno e con lei,
briganti danzanti,
domani chissà a quale vento affideranno i loro umori.

Vi presento una Signora.
Mi avvicino alla banchina dove è ormeggiata la mia nuova casa,
voci e comandi di marinai si alternano a tratti coi molteplici rumori delle ultime manovre di carico,
altre volte il vento si diverte a far fischiare le ghie dei bighi come corde di violino,
allora il carico inizia una danza tra il cielo e la terra
mentre le urla degli uomini si perdono nell’aria come coriandoli impazziti.
Sulle passarelle di poppa e di prua passano e riapssano frenetici gli operai e i tecnici,
sono sporchi del grasso dei motori e della polvere nera ed impalpabile
che si solleva lenta dalla stiva.
D’un tratto il rombo dei motori spinge il vapore denso delle caldaie verso il cielo.
Il vento ruba la densa nuvola di prova sfrangiandola e trascinando via con sè
anche il cupo rimbomdo della nave.
Oltre al molo centrale, un mare ribelle ha onde brevi e schiumose
che corrono lungo la superficie colorando a tratti il mare blu in creste bianche e spumeggianti ;
questi riccioli di panna hanno una forte relazione con le raffiche di sci
appaiono là dove la refola decide di graffiare il mare.
Ma il vento ha voglia di cambiare il suo corso e
per uno strano rigiro di correnti
le acque del porto sono tormentate.
Prova ne è la prua della nave : si ribella alle ancore
che la costringono tanto da tendere le catene con soprassalti e vibrazioni possenti
come a voler sottolineare la sua insofferenza a quei guinzagli.
Quest’enorme ammasso di ferraglia è così inquieto
da indurmi a pensare a lei come ad una cosa viva.
I suoi tormenti alle invadenze dell’uomo sono simili alle mie insofferenze
e questo vento è lo stesso che mi urlava poche ore fa all’orecchio.
La osservo con tenerezza, come un animale recluso.
Può darsi che tutto questo sia solo frutto della mia fantasia,
che esista solo dentro di me e che il suo desiderio di scorrazzare per i mari
sia solo un’immagine, un simbolo di libertà, una mia necessità.
Eppure sono convinto che questa nave abbia un’anima,
che sia un’amante, una madre, il volto diabolico del Re dei Mari
e mi è impossibile restare indifferente al suo fascino.