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postato da cominciare alle ore 11:22
venerdì, 22 giugno 2007

Sfumature

 

Ecco cosa c’è di nuovo!

le tende restano immobili,

quasi granitiche

e l’aria si riempie d’oro e azzurro.

E’ la prima volta in un anno

che le mie ossa si ribellano

al comando di un nuovo giorno,

implorano qualche istante di clemenza.

 

Sfumature.

 

Amo questo momento dell’anno

in cui tutto è accecato dalla luce.

Sorrido lenta al mio ribelle immobilismo

e gioco col ricordo

di un inverno che non si chiude ancora.

E’ bello sapere

che si è capaci di tanto

e poi anche di nulla.

 

 

L’estate è un momento intimo,

è il rigenerarsi,

il rinascere per una futura stagione,

è un tempo di meditazione.

Auguro a tutti voi un periodo ricco di ogni promessa

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postato da cominciare alle ore 09:24
mercoledì, 20 giugno 2007

118 calorie

Mi piacerebbe prestarvi i miei occhi

vetrificati di fronte a questo cielo solido

e portarvi fra questi lampi racchiusi dentro nuvole giganti.

Potreste finalmente invitare la vostra anima a perdersi

un giorno dopo l'altro, in questo spazio che è Paradiso.

Ogni volta mi ripeto di non dimenticare,

quando non potrò più esistere qui

fra la violenza solitaria della natura.

E' una attimo, dura una vita intera

e quasi riesco a mettere a fuoco questi pochi pensieri

che già in un fiat mi lascio nuovamente inghiottire

dalla profondità di questa mia scia, simile ad un cobra,

e la mia essenza scivola via veloce

assieme alle complicazioni della mia vita quotidiana.

Resto sospesa nella delicatezza di questo momentaneo delirio

e continuo a ripetermi che sono solo e sempre di passaggio,

che m'illudo di essere serenamente beata,

immersa dentro a provvisorie cartoline.

Ritaglio sempre la mia figura per poi appiattirla

dentro ai fotogrammi dell'unico film

che valga la pena vivere. 

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postato da cominciare alle ore 11:34
giovedì, 14 giugno 2007

Dedicato ad una amica

il suo nome è antico

chiuso dentro la memoria di una terra rocciosa

chiusa a sua volta da un mare

che la separa dal mondo.

In paese tutti la conoscono

ma lei non va mai là per l'età

per la sua campagna per quegli orari

che non si possono prevedere

.. anche per il vento e per il mare.

Ogni alba prepara da mangiare per i pescatori

e li segue con lo sguardo mentre scendono alla spiaggia

e poi  si allontatnano inghottiti da un mare ancora nero

Quando il sole muore lei è ancora là

vigile ad attendere i suoi uomini

avvolta dal ritmo dei respiri assopiti dei suoi figli:

questo è il suo lavoro;

non credo che su quell'isola ci sia donna

che ne abbia un amore così smisurato e costante

Mai l'ha sfiorata un'ombra di rassegnazione!

Tra lei e quegli scogli c'è una questione di vita o di morte

se altre hanno occasione di eroismo più spettacolari

lei non ha che questa

è la lotta

che le ha riservato la vita.

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postato da cominciare alle ore 17:23
lunedì, 11 giugno 2007

Che odore forte ha il gelsomino!

Attraverso il campo animato dai refoli con la pila in mano,

più in là, nascosto, un rivolo d’acqua in piena

canta il suo impeto al cielo.

Continuo il cammino, incrocio una fila d’alberi

che si piegano al vento ordinati e accondiscendenti

mentre l’aria frizzante coglie al volo queste folate

per gridare la sua rimostranza.

Non riesco a non accorgermi di questa rivolta della natura:

è come se questa campagna volesse

comunicare proprio con me, ora, d’improvviso !

Poi ecco, dietro ad un ultimo invadente cespuglio

un piccolo giardino botanico

così minuzioso e aggraziato

da poterlo riprodurre sul coperchio blu di una teiera.

Mille colori riposano all’ombra di questa sera,

é inevitabile avvicinarmi fino a scoprire i dettagli

delle foglie piccole e verdi che ostinate trattengono

minuscole goccioline d’acqua e poi... e poi cosa ?

I petali dei fiori, la loro forma, simili a lettere dell’alfabeto!

Questa è una mia sensazione, le striature dei colori, il buio,

hanno creato dei giochi, delle tracce inverosimili.

E mentre penso a questo una voce maschile,

stupenda intona una spiegazione.

È strano che con quello sguardo inteso e diretto,

sorrida con così tanta timidezza:

Ben venuta dentro al mio libro; mi dice,

volevo scrivere, ma non lo so fare

così ho seminato le mie parole

perché potessero crescere, divenire frasi

racconti, interi libri.

Poi con voce esitante:

Come ha fatto ad arrivare fino a qui?

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postato da cominciare alle ore 13:39
mercoledì, 06 giugno 2007

martedì, 10 ottobre 2006  scrivevo....
 
Non mi ricordo mai.
in quelle pagine c’è sempre tutta la mia pelle
ma non ricordo le parole che ho usato
e, se le leggo, mi stupisco di loro. È come entrare dentro ad un ring:
saltelli, giri attorno all’avversario, lo colpisci, senti male a tua volta
e sai che dentro a quel quadrato sei al sicuro.
Chi sta di fronte a me in quel momento è al mio pari,
ha paura come me, sente male come me, tira pugni forse più forte di me,
è stordito dalle botte quanto lo sono io quando torno sopra al mio scritto. 
E’ così che accade senza falsi stupori.
Lo stordimento è così grande, quei passaggi sono così veloci
che non so mai da che parte arrivi quel singolo pugno che mi mette a k.o.
So solo che sono stesa a terra e che forse non ce la farò a rialzarmi.
Raggrupperò tutta la mia forza, la prenderò dal fondo dello stomaco 
poi d’improvviso mi ritroverò barcollante in piedi.
Allora mi verrà da pensare che non sarò più capace di scrivere altre duecento pagine,
avrò le vertigini e non potrò proprio più neanche mettere a fuoco chi si trova di fronte a me.
Il mio avversario ha capito,sà di questo impasse e carica verso me
col suo pugno teso, riesco a sentirlo il dolore prima che si schianti sulla mia pelle.
e mi stupisco dei miei riflessi più veloci del suo attacco. 
Riprendo a scrivere a combattere a mangiare e sputare.
Gli amici mi vedono gonfia si chiedono perché a me piaccia tanto
essere così dolorosamente stordita.
Non si può rispondere a questa domanda,
nessuno è in grado di farlo, 
chi non ha provato non riesce a capire,
chi razionalizza non entra dentro quel ring.
La prossima volta so come prenderlo quel pugno,
si ho imparato qualcosa, rispondo alla domanda.
.
Un pugno a volte salva la vita.
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postato da cominciare alle ore 13:47
venerdì, 01 giugno 2007

.
Solleone…
 
Fuori è caldo, estate, fuoco.
Dentro è ciò che sono e che ora stupisce.
Sono sdraiata sul pelo dell’acqua.
Il corpo apaticamente immerso nel mare,
gli occhi rivolti verso il cielo.
Due blu, uno lo specchio dell’altro,
in tutto simili se non fosse per la chimica che li compone.
 
Gli occhi scrutano l’universo,
le orecchie ascoltano i silenzi dell’abisso marino.
 
Questo è un tempo che non dovrebbe fermarsi mai.
Questa è una solitudine che
rende l’anima uno con il mondo.
Esisto per il solo battito del cuore
che ritmico intona la sua canzone
e per questa trinità,
per tutto questo turchino
che ora avvolge l’assoluto
e tinge i pensieri di quest’unico colore.
 
Un aereo. È inaspettato. È bianco.
 
La testa: un unico corpo con il tronco
e le gambe quando una si ritrova accanto all’altra,
le ali al posto delle braccia.
Il mio corpo s’identifica con la sua fusoliera.
Ci fondiamo ed è subito volo.
La vita scivola, cade dentro tele bianche.
Ognuna di dimensioni differenti,
ognuna con una storia da raccontare.
Ci sono sacche traslucide e morbidi rigonfiamenti
di un’antica pittura che sa definire,
che riesce a raccontare.
Un fondo marino, la corsa di un cavallo,
parti di un profilo conosciuto, la mano di un bambino.
Una identificazione, la trasformazione delle forme,
le tracce di una memoria, un’idea,
l’interpretazione dell’idea, il colore, le emozioni,
i ricordi e poi chissà cos’altro.
Fluttuanti si possono invertire d’ordine,
appendere una accanto all’altra.
Qualcuna è così piccola da perdersi nel volo.
Qualcun’altra spaventa, ma la posso osservare
da lontano e poi con noncuranza
girare contro un muro,
accatastarla in un angolo di un corridoio
insieme a ciò che dalla vita
ho già scartato.
 
Quasi dimenticare.
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postato da cominciare alle ore 09:16
venerdì, 01 giugno 2007

Si chiamano incontri !
(forse sarebbe meglio cambiarne il nome)
.
.
Stendo la mano per chiedere l’elemosina
a tutti quelli che passano di lì.
Balbetto qualcosa in modo compassionevole e confuso,
quasi incomprensibile.
Lo ripeto così tante volte che poi perdo la cognizione
di ciò che sto dicendo.
So bene che sto chiedendo l’elemosina
non si può parlare chiaro,
né ragionare, né nient’altro.
Sono solo un animale, un'ameba che si affida a Dio,
uno stupido imbecille che non è capace di fare niente.
Chiedere l’elemosina è un’arte,
l’arte di annullare ogni facoltà intellettiva
e assumere quell’aria da imbecille,
perché se solo si è un po’ al di sopra dell’imbecillità
allora puoi fare qualcos’altro.
Nessuno mi dà niente, neanche una monetina.
È l’orrore, il niente. Del niente non so cosa farne,
non voglio morire di fame stanotte.
Inizia a piovigginare e tutti girano la testa dall’altra parte.
È terribile mendicare in un paese di poveri,
in mezzo alla miseria degli altri.
.
 ...quando si dice che un uomo è una tigre,non s'intende che abbia artigli e pelle da tigre...shri ramakrishna
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