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postato da cominciare alle ore 15:20
venerdì, 25 maggio 2007

il senso cresce dal basso verso l'alto,

è come un rampicante inesistente, in un attimo è grande come un albero

e spiega i suoi rami fino a riempire la stanza

l'attimo dopo è un prato vellutato

ed ecco, poche battute e tutto si rievolve in un vortice

La musica è una zona di transito,

non resta che lasciare le cose come stanno

sapendo bene che l'unica cosa

che rende sopportabile questo abbandono

è il suo contiunuum assoluto di esistenza.

Non ho idea di come poterla dipingere,

lei è tutto e non è niente,

è viva  ma non si vede,

non ha materia,  necessita del mio corpo per esistere.

Potrei entrare da una qualsiasi parte di questa stanza

senza mutare la sua prospettiva,

Lei è la mia incoerenza, la mia pazienza,

è il mio momento successivo,

è il passato impastato dentro se stesso

e se non ha niente da imparare dalla realtà

è solo perchè non ha nulla da insegnare a questa mia realtà.

In lei cerco solo lo stato primitivo delle cose

come si cerca di mettere a fuoco un ricordo lontano

non come se lo avessi già  vissuto,

ma solo per "sentito dire".

Il senso verrà, la verità non avrà bisogno di me per emergere.

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postato da cominciare alle ore 11:54
mercoledì, 23 maggio 2007

Vento

All'improvviso i vestiti iniziano ad animarsi, i capelli si scompigliano

e pare che non stia accadendo niente. E' il vento sotterraneo della metropolitana

che scuote lo sguardo svogliato di tutti noi.

Alza le pagine dei quotidiani abbandonati,

trascina con sè lo strano odore di polvere e ferro, obbliga gli occhi a socchiudersi.

Quando finalmente si affievolisce, arriva il treno.

Allora è tutto un cigolio di porte e rumore di tacchi.

Mentro penso a tutto questo, una melodia dolente e stupenda

inizia a legarmi l'anima ad una fune.

Che potenza! Che morbidezza vellutata. E' un incanto.

Il laccio si stringe, mi trattiene; il treno non aspetta.

Potrei rimanere qui per sempre, con questa musica, all'infinito,

fino allo scioglimento totale delle lacrime in agguato

e scoprire che per ogni nota il mio cuore crea un movimento.

E poi cosa? La musica cambia sgradevolmente il ritmo.

Ora vibra acida e acuta ed io precipito nel vuoto sconveniente

delle sensazioni esaurite.

con la coda dell'occhio riesco ancora ad intravedere i fanalini di coda lontani

e sento un leggero sgomento per non poter ora scivolare via veloce con loro.

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postato da cominciare alle ore 15:13
martedì, 22 maggio 2007

Riporto il testo che ho pubblicato in http://leletteredalcarcere.splinder.com/post/12287742 

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.

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-                     Quello che hai fatto tu è diverso?
-                     Ridete pure, ma io sono innocente!
.
Non lo vogliono capire, non credono alle mie suppliche. Mi verrebbe da dirgli che si, sono diversa da loro, ne sono certa; lo sono in ogni cosa, nelle mie insicurezze, nelle mie incostanze,nella complessità contraddittoria di ciò che provo. Non ho ucciso, non ho disubbidito, nè tradito, o rubato. Se servisse urlerei la mia disperazione perchè da qui non riesco più compiere l’unico gesto che dava ragione alla mia vita.
Un mattina, all’alba, mi hanno svegliata in malo modo, legata stretta ad una sedie e torturata di domande.
-                     Signorina lei sa della gravità della sua situazione?
.
Evidentemente no. Non l’ho detto, avevo paura di ogni singola parola, mia o loro che fosse; stavo zitta e piangevo. Hanno proseguito:
-                     Lei avrà pur saputo che esistono due flussi paralleli, necessari per altro. Se il suo era mirato, l’altro parallelo ma contrario non può non essere accidentale.
-                     Ho sempre puntato alle nuvole, s’inabissavano dentro al bianco spesso del vapore e lì sparivano.
-                     Non crederà mica di convincerci. Una volta raggiunto il cielo le sue parole ricadevano sempre sulla terra sotto forma d’immagini colpendo gravemente la vita di innocenti.
-                     Eppure c’è sempre uno scarto tra i testi e le emozioni. Quel tempo indebolisce il pensiero.
.
Non mi hanno creduto, mi hanno fatto vedere fotografie tremende di corpi lacerati, di volti rigati dalla passione, di anime mai nate.
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postato da cominciare alle ore 08:15
sabato, 19 maggio 2007

Polvere
.
.
Non le faccio quasi mai,
così è inevitabile che per ogni giorno che passa
la mia casa venga sommersa gradualmente
dalla polvere, del disordine, dalla patina di nervosismi
e inquietudini che ho in seno.
Non so neppure quale sia il meccanismo nascosto e prodigioso
che ad un punto preciso di questo abbandono
risvegli in me il senso dell’igiene,
della necessità assoluta di una nitidezza improvvisa.
L’imprecisione di questi ambienti iniziano a tormentare il mio sonno
e con lui la mia coscienza.
Le maniche arrotolate in fretta,
un ferma capelli in bilico sulla testa per infondermi coraggio,
per calarmi dentro ad una parte teatrale e le danze hanno già inizio.
La scopa corre lungo i muri come un cane randagio,
poi è tutto un correre, spostare, sbattere, scavalcare
e coi secchi rabboccati di acque chimiche e profumate ridipingo le superfici.
I mobili sono figurine ritagliate e poi rincollate male contro un muro provvisorio.
Il pomeriggio arriva fluttuando nelle stanze e posa soave i suoi raggi di luce.
Le tende veleggiano davanti alla finestra
e sembra d’un tratto che la casa riposi.
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postato da cominciare alle ore 12:50
venerdì, 18 maggio 2007

 

 

     -     I   N   T   E   R   M   E   Z   Z   O     !     -

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postato da cominciare alle ore 09:44
giovedì, 17 maggio 2007

Geometrie
 
Non so dove stia andando la mia mente
vola via e, quando è in questa predisposizione, non la trattengo.
E’ come se in questi momenti di assenza
ricevessi la grazia assoluta che niente di inatteso possa accadere.
Sono i miei soli attimi di pace.
Poi torna, dispettosa ricompare più presente di prima;
poi, di colpo, instaura tra me e il mondo
un rapporto fino ad ora impossibile da prevedere,
che sfugge ad ogni codifica, ad ogni analisi.
Credimi! Sono forme geometriche ingestibili.
Di colpo cambio, e non sono più
la donna certa, assoluta e razionale.
Dov’è il bene, dove il male, dove ancora la disubbidienza?
Non trovo mai risposte perché ciò che ho dentro
si dispone sempre in una maniera tale da
stravolgere, mio malgrado, qualsiasi indicazione di percorso.
Non so più cosa pensare di ciò che vedo dopo.
Sento che il mio sguardo, nel frattempo,
ha tracciato una linea retta e solida;
una spada, una trave, un’intera colonna di marmo
che collega i miei occhi al vetro del finestrino
cementandomi in un immobilismo totale.
Mi scontro col riflesso frazionato
di questo vagone smorto e silenzioso
e, per un gioco di contrasti, sembra
che nello scivolare via veloce, trattenga sulla superficie
parte del colore ancora fresco di questo panorama.
La mia immagine si sovrappone ai graffi e alle sbavature
di questa parte di vita che è sempre la meno importante da avere.
 
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postato da cominciare alle ore 09:34
domenica, 13 maggio 2007

Senza titolo
.
Mi presento: il mio nome è Arturo,
e poco importa quale sia la sua musicalità.
Per me è un suono fisico, una perturbazione
di tipo emozionale, che sposta sempre  le mie emozioni
verso un tono accusatore ma tanto familiare.
Vivo solo, ma già lo avrete  potuto intuire
e soffro per questo, soffro tanto.
La solitudine pesa sulle mie spalle poco formate
come segnano il mio naso gli occhiali che devo portare,
e mi annoio tremendamente per il cappotto d’inverno
e per le incombenze della mia quotidianità.
So bene il perché di tutto questo:
è per via di un qualcosa in me
che non ha fatto a tempo a crescere al pari del resto.
Sono un uomo di fatto; non c’è niente in me
che tradisca questa definizione; sono laureato,
e incastrato con una certa dignità e soddisfazione
in questo mondo, eppure…
…manco…una parte di me non è bambina, ma è
gravemente non cresciuta.
A volte so che la parte destra di me è adulta
e quella sinistra è ancora infantile,
altre è solo la testa a rimanere in dietro,
altre ancora è il mio petto ad essere isolato,
la sua innocenza mette gravemente a rischio
il resto del mio corpo.
Di notte dimentico le mie ansie e i miei intimi fallimenti
e mi lascio sommergere dall’annegamento della scrittura,
o passeggio per le strade ormai deserte,
la testa è curva sul collo per nasconderla
e timidamente reggo in mano un sacco di iuta
semi aperto che guido con leggerezza
un po’ in avanti e un po’ all’indietro
per raccogliere la pioggia di frasi spezzate
di echi e sospiri che cadono
dalle finestre semi aperte alla luna.
Sono un ladro di parole.
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postato da cominciare alle ore 20:06
mercoledì, 09 maggio 2007

Qual'è il colore dell'età?
 
La mano tesa e attenta stava immobile sopra la pagina,
pronta a scattare verso il suo angolo.
Non avrebbe quasi finito l’ultima riga di testo
che già l’avrebbe girata nella frenesia di finire in fretta il capitolo, il libro.
Divorava il testo, quasi saltando alcune parole
e sapeva che non andava bene, che così avrebbe,
a breve, perso il senso delle frasi.
Già, quale è il significato di una lettura
che non permetta l’animo di perdersi
dentro alle pieghe della fantasia?
Il vento le strapazzava fastidiosamente i capelli
e il disagio di un freddo latente
si biforcava su per la schiena e giù per le gambe.
Eppure restava lì, seduta in corrente,
chiusa dentro quella sua piccola intimità costruita.
Ecco, si! Era proprio in quel modo,
nessuno l’avrebbe disturbata fino a quando
lei avesse mantenuto vivi tutti quegli elementi.
Poi in fondo leggere le serviva per pensare
e non c’era niente di più esaltante di scoprire
che l’esercizio non l’avrebbe portata a nient’altro che a questo.
Il racconto non era un gran ché,
ma le aveva ricordato l’oscurità di certi suoi anni
e la fatica di divenire donna: la sua maternità ad esempio
e, in seguito, tutte le sue incertezze nel crescere il bambino.
Passavano giorni interi, a quei tempi, in cui la frenesia della vita
si annodava a maglie tanto strette da soffocarla
e toglierle oltre al respiro interi anni di vita.
Allora sembrava che non parlasse da secoli con nessuno
e la sete di parole le ingolfava infine la gola.
Alla svelta si affrettò a girare un’altra pagina
come a non voler perdere il ritmo dei suoi pensieri
Una pagina pari ad un anno, ad un traguardo raggiunto
ad una nuova vita da scoprire.
Si voltò di scatto, come se qualcosa la chiamasse;
in casa tutti erano andati via, era salva,
poteva finalmente levare anche l’ultimo velo
e sorridere alla bellezza della sua ultima scoperta.
La vita, la sua vera vita iniziava adesso,
a quarant’anni con la delicata consapevolezza
della sua compiutezza
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postato da cominciare alle ore 09:25
sabato, 05 maggio 2007

Il mare addosso
 
Si possono capire molte cose
e molte altre prenderle per verità,
senza dover per forza sempre capirne i motivi,
ma lasciando trasparire quelle eccitazioni
che guidano la nostra percezione per le cose.
Una nave per esempio, cos’è?
Non è solo un oggetto o un mezzo di trasporto
e non si può parlare di lei come di un quadro
o di una storia, della storia!
No, la nave per qualche motivo ben definito
eppure inafferrabile
si è aggiudicata da sempre un’anima
– chissà se è per l’amore con il quale viene costruita
(fra i marinai spesso si sussurra che l’amore
passi dall’anima del creatore a quella della nave),
o per la vivacità  del mare che solcherà,
per i miti o per l’avventura che sono insiti in lei –
ma questo strumento è una vera creatura vivente
con i suoi amori, i suoi abbandoni,
le sue rabbie e i suoi malumori.
La razionalità e la scienza vorrebbero riportarmi
verso soluzioni efficienti
rendendo conto di ogni mia superstizione
con l’attribuzione della giusta casistica
divertendosi a distruggere
ogni  mio pensiero sconclusionato.
Eppure, lei come noi, pone le sue resistenze
che non sono mai passive, ma assumono
un carattere ben definito fino ad indurre i suoi ospiti
a capirne la sua personalità.
E’ un essere vivente,
con una nascita,
un battesimo, una sua storia mai banale,
un destino che la condurrà verso la morte.
Ognuna, anche se uguale all’altra,
ha un suo comportamento differente
una personalità capricciosa spudorata
contro il mare e contro gli uomini.
Ho conosciuto uomini fortunati
con una loro nave,
con il mare addosso
insomma
lupi solitari con un solo amore
insostituibile, irrefrenabile.


 Il mare può essere ogni cosa, è nell'immaginario di ognuno di noi...quasi, oserei dire,  il sangue che scorre nelle nostre vene. Così ringrazio Arimane che mi ha offerto qui, qui qui e qui alcune sue "fotografie"  e invito chi fra voi vuole unirsi contribuendo con i propri racconti.
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postato da cominciare alle ore 08:48
venerdì, 04 maggio 2007

 

Divagando fra un mal di testa e un caffè...

(devo dirvelo, non c'è mai nulla di personale...solo pensieri sull'anima di chiunque abbia un cuore accanto ai polmoni... sapete quel piccolo muscolo rossastro che è tanto brutto - poverino - eppure chiunque ne possiede uno lo sa bene ...è capace di contenere l'impossibile)

 

 

ora tutto è orribile

dentro e fuori da ogni cosa

silenzio, e poi

è così facile riuscire ad uccidersi

soltanto con l'idea della morte...

che quasi non hai più bisogno di compiere altri atti.

silenzio, e ancora

L'unica cosa che fa battere il cuore è lasciare

lo sguardo di chi si ama quando è solo...

ricordarlo così..

quando è nel disordine dei suoi pensieri

rumore di un foglio strappato

4 maggio

Non so dove mettermi,

...credo...credo

di scriverti come se ti chiamassi

non so più niente...non se servirà...

si alza, passa frenetica la mano fra i capelli. Passegia avanti e indietro con un gusto quasi maiacale nel far scricchiolare il parquet sotto i piedi...poi sottovoce si dice:

prendimi nelle tue lacrime, nelle tue risate, nei toui pianti.

e si avviò verso la porta di casa. Un ultimo sguardo e poi svanì fra le scale che la porteranno verso la vita.

peccato non averle scritte, quelle parole, le uniche che sarebbero arrivate a destinazione. quanta inconsapevolezza si ha sempre della parte migliore di sè, che meraviglia l'imperfezione....quanta saggezza c'è stata nell'aver creato prima i difetti e poi le virtù.

 

 

 

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postato da cominciare alle ore 15:05
martedì, 01 maggio 2007

Un uomo senza carattere cos’è? È un essere solitario che gioca con la propria ombra, è un cane randagio, muto e spelacchiato che cammina senza vedere. Il passo costante e un po’ di traverso, la testa è china sui ciottoli della strada sempre a preferire il fazzoletto di terra davanti al muso piuttosto che l’azzurro del cielo. Non mi decido proprio ad alzarmi da questa sedia, a staccare dal blocco questo pezzo di carta sgualcita che non accoglierà neppure una parola, una frase di spiegazione, una scusa, forse una lacrima; troppo sarebbe chiedere di trovare il giusto aìre per un conforto. Il mio sguardo è freddo, calmo, scruta la campagna oltre la scrivania, al di là di una finestra vuota alla primavera. Qual è il mio primo ricordo di ieri? Le panchine dello spogliatoio stranamente in ordine… la mancanza di tutto il frastuono tipico di quel luogo; le risa e gli scherzi e poi i corpi nudi e ancora umidi dalle docce. Ecco cosa mi manca più di ogni altra cosa: quel sentimento d’insolenza verso il pericolo. Ieri tutto questo non c’era ad accogliermi.
-                     Ieri, cazzo ieri mancavi tu. “Ieri” è il primo giorno in cui tu…tu non esistevi più.
La matita cade. Fatalmente è scivolata dalle dita senza che se ne accorga: rotola nell’aria, sembra un pesciolino fino a quando non tocca terra. Allora rimbalza e mi sveglia dall’incantato del dolore.
Arriccio le labbra, la calcio fino a farla rotolare definitivamente sotto la scrivania.
In fine mi alzo. Forse non sono mai state inventate le parole giuste per lettere come queste, si dimentica sempre qualcosa che si sarebbe voluto dire; invece si finisce per parlare troppo di ciò che non serve. Si, una cosa vorrei riuscire a scriverla a quella donna che non sospetta niente… vorrei e non vorrei. Ecco: Sa signora cosa mi farà più male? Saper ridere ancora.
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