
il senso cresce dal basso verso l'alto,
è come un rampicante inesistente, in un attimo è grande come un albero
e spiega i suoi rami fino a riempire la stanza
l'attimo dopo è un prato vellutato
ed ecco, poche battute e tutto si rievolve in un vortice
La musica è una zona di transito,
non resta che lasciare le cose come stanno
sapendo bene che l'unica cosa
che rende sopportabile questo abbandono
è il suo contiunuum assoluto di esistenza.
Non ho idea di come poterla dipingere,
lei è tutto e non è niente,
è viva ma non si vede,
non ha materia, necessita del mio corpo per esistere.
Potrei entrare da una qualsiasi parte di questa stanza
senza mutare la sua prospettiva,
Lei è la mia incoerenza, la mia pazienza,
è il mio momento successivo,
è il passato impastato dentro se stesso
e se non ha niente da imparare dalla realtà
è solo perchè non ha nulla da insegnare a questa mia realtà.
In lei cerco solo lo stato primitivo delle cose
come si cerca di mettere a fuoco un ricordo lontano
non come se lo avessi già vissuto,
ma solo per "sentito dire".
Il senso verrà, la verità non avrà bisogno di me per emergere.
Vento
All'improvviso i vestiti iniziano ad animarsi, i capelli si scompigliano
e pare che non stia accadendo niente. E' il vento sotterraneo della metropolitana
che scuote lo sguardo svogliato di tutti noi.
Alza le pagine dei quotidiani abbandonati,
trascina con sè lo strano odore di polvere e ferro, obbliga gli occhi a socchiudersi.
Quando finalmente si affievolisce, arriva il treno.
Allora è tutto un cigolio di porte e rumore di tacchi.
Mentro penso a tutto questo, una melodia dolente e stupenda
inizia a legarmi l'anima ad una fune.
Che potenza! Che morbidezza vellutata. E' un incanto.
Il laccio si stringe, mi trattiene; il treno non aspetta.
Potrei rimanere qui per sempre, con questa musica, all'infinito,
fino allo scioglimento totale delle lacrime in agguato
e scoprire che per ogni nota il mio cuore crea un movimento.
E poi cosa? La musica cambia sgradevolmente il ritmo.
Ora vibra acida e acuta ed io precipito nel vuoto sconveniente
delle sensazioni esaurite.
con la coda dell'occhio riesco ancora ad intravedere i fanalini di coda lontani
e sento un leggero sgomento per non poter ora scivolare via veloce con loro.
Riporto il testo che ho pubblicato in http://leletteredalcarcere.splinder.com/post/12287742
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Divagando fra un mal di testa e un caffè...
(devo dirvelo, non c'è mai nulla di personale...solo pensieri sull'anima di chiunque abbia un cuore accanto ai polmoni... sapete quel piccolo muscolo rossastro che è tanto brutto - poverino - eppure chiunque ne possiede uno lo sa bene ...è capace di contenere l'impossibile)
ora tutto è orribile
dentro e fuori da ogni cosa
silenzio, e poi
è così facile riuscire ad uccidersi
soltanto con l'idea della morte...
che quasi non hai più bisogno di compiere altri atti.
silenzio, e ancora
L'unica cosa che fa battere il cuore è lasciare
lo sguardo di chi si ama quando è solo...
ricordarlo così..
quando è nel disordine dei suoi pensieri
rumore di un foglio strappato
4 maggio
Non so dove mettermi,
...credo...credo
di scriverti come se ti chiamassi
non so più niente...non se servirà...
si alza, passa frenetica la mano fra i capelli. Passegia avanti e indietro con un gusto quasi maiacale nel far scricchiolare il parquet sotto i piedi...poi sottovoce si dice:
prendimi nelle tue lacrime, nelle tue risate, nei toui pianti.
e si avviò verso la porta di casa. Un ultimo sguardo e poi svanì fra le scale che la porteranno verso la vita.
peccato non averle scritte, quelle parole, le uniche che sarebbero arrivate a destinazione. quanta inconsapevolezza si ha sempre della parte migliore di sè, che meraviglia l'imperfezione....quanta saggezza c'è stata nell'aver creato prima i difetti e poi le virtù.