
E' una cosa seria
Come si fa a fuggire questo ruolo “madre - padrona di casa – moglie”, quello che obbliga la donna a svegliarsi per prima la mattina e iniziare i suoi mille mestieri frammentati per tutto il giorno per poi morire la notte dentro ad un sonno che è recupero di forze?
Se dovessi riassumere l’azione principale sarebbe “lavare”, e questo non è un singolo verbo è l’apoteosi della pulizia che non si estende alla casa, ai panni, al corpo dei figli, ma prosegue in una nitidezza di comportamento, di pensiero forte e coraggioso per infondere quella stessa limpidezza e candore di vedute attraverso un’educazione rigorosa e coerente. La donna lava e purifica i suoi pensieri peccaminosi dentro l’umile lacrimare nascosto. Stende le lenzuola che accecanti riflettono la luce di quel nucleo familiare, il loro profumo, il vociare allegro all’interno delle mura domestiche, protrae le braccia in avanti sempre pronte ad un gesto d’accoglienza, lo stesso gesto che usa per la tovaglia lisa e rammendata che verrà sovrastata dal latte e il pane. Correre a spegnere il caffè e poi a svegliare il figlio e il marito e, ancora, rapida a preparasi per il suo lavoro fuori casa, mentre veste anche il piccolo e pensa cosa vorranno la sera per cena. Ancora si affanna a lasciare la casa in ordine per non essere sopraffatta la sera dalla stanchezza e dal disordine quando con la stessa furia tornerà a casa e con lei anche le altre parti della famiglia e un amico imprevisto. Mentre affronta le prime ore di lavoro ha già organizzato i suoi cari fino al giorno dopo. Ma non basta, perché tempo per lei ne ha… forse mezz’ora deglutendo un panino velocemente di fronte alla sua scrivania, in un angolo appartato dell’ufficio e sperando che la scuola non chiami per una febbre improvvisa del piccolo. Poi lo sport dei figli, la spesa, la cena e la compagnia notturna richiesta dall’uomo. Per amore, per pulizia, per convinzione arriva ad accettare questa discontinuità delle azioni, questo accavallamento di più mansioni, a subire il disorientamento della propria persona. Inizia questo cammino di frammentarietà che non sa dove la potrà condurre, ma che svolge con costanza e metodo. La sua giornata diventa pesante come quella di un soldato in guerra. Per gli uomini tutto questo significa una buona madre per i propri figli, una compagna da tenere per la loro vecchiaia. Per gli uomini questa tortura è una vita normale. Per una donna intelligente questa è la ragione di un possibile omicidio. Ma l’intelligenza è una lama a due facce. E per ogni considerazione, per ogni pensiero che si rispetti per la sua grandezza, c’è sempre la sua controparte.
Non venite a dirmi che i tempi sono cambiati, che ora la donna non è più come una volta sottomessa all’uomo, perché qualsiasi vittoria conseguita, sia sociale che personale, è solo una conquista in più a tutto questo.
A proposito di donne e di dogmi vi invito a leggere qui l'ultimo post di Mariastrofa