f r u s c i i
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postato da cominciare alle ore 14:10
mercoledì, 28 marzo 2007

Si può rispondere ad una domanda retorica?
 
 
Dio voglia che non traspaia ciò che ho in testa!
Perchè non vorrei perdere la leggerezza di questa sospensione
tra il pavimento della mia camera e il cielo che mi contiene
 
Si aspetta sempre il momento giusto,
quello che ti offre una vista eccezionale
capace di guardare quello che hai attorno
in un modo come altri non possono farlo,
c’è sempre la possibilità che giunga quell’attimo
in cui capisci tutto
(il mondo, le sue leggi, la magnificenza della vita, le sue potenzialità):
è un lampo, simile ad un velo
ora c’è, dopo è svanito
e nuovamente cadi
nel buio della tua intelligenza media
quell’attimo sebbene non lo puoi trattenere
lascia una traccia, quasi una strana sensazione fisica
di una genialità che ti concedi in un silenzio pudico.
 
È un attimo estremamente intimo.
 
Ecco la risposta alla domanda stupida:
 
si, solo se per felicità si intende il sentirsi appropriato.
Si, se misuriamo la nostra vita sull’intensità e sulla grandiosità
delle nostre speranze.
Poi in fondo non mi sono mai piaciute
le persone che non fanno altro che piangere e lamentarsi
brontolando che tutto debba finire oggi stesso.
Invece è proprio il contrario.
È oggi che tutto comincia.
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postato da cominciare alle ore 21:25
martedì, 27 marzo 2007

f  e  l  i  c  e*

*post a tempo

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postato da cominciare alle ore 13:13
lunedì, 26 marzo 2007

Alcuni giovani, avvalendosi di codici genetici potenziati si sono cortruiti una nuova vita. Alex Netgear, esponente di questa nuovo fermento , è divenuto il conduttore di show televisivi di risonanza mondiale e per questo salta da un fuso orario all’altro. Non tutti, però, hanno avuto la facoltà di inserirsi nella società extra rete o di sopravvivere. Alcuni di loro, nell’aggiornamento del tempo solare/legale, perdono ore-memoria.
 
 
Router – Pianeta Terra.
 
La tapparella della finestra si aprì di scatto
e la stanza fu pervasa da un’accecante luce bianco-grigiastra.
Dalla finestra poté intravedere un cielo pallido e omogeneo,
simile ad una camicia strappata; giusto il tempo
prima di coprirsi gli occhi dal dolore con il braccio.
Non disse nient’altro prima di raggomitolarsi in un angolo della stanza.
In una mano reggeva il suo futuro,
nell’altra subiva il peso del suo passato.
Nel mezzo restava attiva ancora per qualche istante la sua mente,
riparato per quel poco possibile dall’ombra
di una macchina fondamentalmente stupida.
-“ Ecco com’è la mia pelle, è come la mia anima: un frammento di un’esistenza lacerata.”
Frammenti, appunto, uguali alle rovine
di uno dei tanti luoghi che aveva abbandonato;
l’ultimo prima della Grande Frontiera.
Una rabbia improvvisa s’impossessò di lui disorientandolo.
Come virus, schegge di pensieri e ricordi
cercavano frenetiche le ultime cellule attive
per attaccarsi e ricominciare da lì a costruire nuove storie.  
Per ogni ora-deflagrazione scomparivano intere connessioni.
Quel terribile silenzio sembrava venir giù come fiocchi di neve,
congelando il suo corpo abituato a ben altre temperature.
D’un tratto una figura scura ed imponente si avvicinò a lui;
ne sentì l’odore di fiori e sapone e capì:
-“Voi, di questo nuovo Paese,
che osservate la mia pelle dura, spessa, lattea;
 voi vorreste sapere, vorreste capire
 ma io non ho parole da pronunciare.
Vivo in una sorta d’annientamento emozionale,
un’amnesia emotiva, che si ciba di visioni, non di parole. 
Non so spiegare il vuoto dopo l’esplosione.
Quel nulla che ti riempie fino a schiacciare ogni singola cellula.
Il ronzio del silenzio… quel momento successivo,
che ti lascia attonito,
che t’instilla il dubbio se sei ancora fra i vivi o già fra i morti.
 Il “prima” si mischia con il “dopo” e la memoria si sbriciola
come il muro che ti aveva protetto fino allora.
 A volte sono in tre luoghi contemporaneamente,
altre volte non so dove andare.
Per un attimo sono bambino e gioco,
l’attimo successivo lotto fra le onde magnetiche per non affogare.
Sono un uomo, un numero, uno stupratore di pensieri.
Ho viaggiato cavalcando i raggi wattoriani affianco ai miei fratelli,
perché è così che chiamo i miei amici-nemici.
In mezzo alla rete siamo tutti così: un po’ buoni e un po’ cattivi.
Il vostro giudizio non penetra la mia pelle,
nelle mie orecchie non entrano le vostre parole,
il mio cuore non può essere conquistato dai vostri moralismi.
Ma di certo non per le motivazioni che credete voi.”
E’ sempre la paura che rende terrificante la vita.
Turbiniamo come foglie al vento e nessuno sa mai di noi,
a nessuno importa dove cadremo,
pensò sentendo ormai le sue energie fluire via dal corpo.
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postato da cominciare alle ore 17:42
giovedì, 22 marzo 2007

...con nostalgia e disgusto li affido al mondo senza sapere dove andranno a finire....
 
 
Non posso fare a meno di piegarmi alla frustrazione,
alla mia realtà invadente e maleodorante,
che per quanto sia difficile da accettare
è la mia.
Così la getto come si fa per l’immondizia
con lo stupore per la quantità immensa dei miei scarti,
quelle emozioni che lente si gonfiano, si sommano
fino oscurare il mio orizzonte.
Quasi per caso e con uno spirito sacrificale,
inizio una pulizia
che poi non riuscirà più a fermarsi
sentendo vecchie ed inutili perfino
le idee, le opportunità, le mie filosofie.
Forse avrei potuto consumare ogni parte del mio passato,
rosicchiarne l’osso fino a renderlo lucido,
fino a trasformarlo in oggetto.
O forse avrei dovuto morire di fame,
per non lasciare traccia del mio passaggio in questo mondo
perché è di questo che si parla:
della mia contemporaneità,
della testimonianza del mio passato prossimo!
Già le sento le lamentele della mia portinaia
quando trascinerò per il cortile sacchi neri invadenti e inavvicinabili:
“Mangiano il pesce di venerdì
e ci sono le lische fino alla domenica.
C’è poco da dire, gli inquilini sono tutti dei gran maiali.”
La mia opinione su di lei
non basta a definire la sua persona,
mentre grazie alla mia pattumiera
lei ha una capacità di astrazione,
una conoscenza che io non avrei mai.
E' lei la realtà del mondo.
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postato da cominciare alle ore 19:23
domenica, 18 marzo 2007

.

לִוְיָתָן

.
la mia vista fu offuscata da
una gigantesca mescolanza di venti e cieli venati da lampi
che parevano incapaci di rischiarare l’orizzonte
con scosse, scrosci d’acqua e crepitii
e un levarsi di masse di lettere
simili ad un mare nero in tempesta.
Prese com’erano nella distrazione
di comporre giochi idioti,
di creare emozioni per poi poterle distruggere
(o addirittura insegnare a vivere, o meglio
saper in fin dei conti vivere),
montavano l’un l’altra come la marea:
la A con la B o con la C
e si lanciavano in alto nel bianco accecante di una pagina
per ricadere giù nelle tenebre dell’inchiostro
(perché minuti e ore o giorni e notti si susseguivano senza tempo
avvinghiandosi fino a perdere la forma)
D’un tratto,  in un arrotolarsi a spirale
ecco scriversi il mostro con la L e la E
con la V, la I e la A seguite in ultimo dalle
N, T, H,A e la punta della coda appuntita da un ultima N.
Presa dalla forza di inseguire la mia vittoria,
di misurarmi cercando di superare
la barriera che s’intromette tra l’ispirazione
e la capacità di descriverla,
mi lasciai poi travolgere dalla confusione brutale
di appetiti e voglie senza scopo
fino quasi ad annegare.
Il mio nome di quattro lettere
contro la mitologica definizione del pensiero contorto.
Un ultimo solo ricordo, una reminescenza
di qualche esperienza passata
infine mi salvò.
(un misto di consonanti e vocali
a formare la parola SPADA)
 
In quell’ultimo istante la bellezza
del suo sguardo trafitto
mi tolse il respiro.

 

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postato da cominciare alle ore 07:46
venerdì, 16 marzo 2007

Fuori dalle parentesi

.

.

Accadrà questo

e sarà molto:

un silenzio vuoto.

Il niente sarà il tutto.

Ripenso alle mille volte

in cui questo comportamento

veniva adottato per altri

e da piccola pensavo fosse crudele

tanto da paragonarlo ad un piccolo purgatorio.

Così so già cosa mi attende:

il digiuno di un conforto,

di un gesto che indichi una presenza

anche solo nel pensiero

sarà così ampio,

così granitico

da assumere la sembianza

di una massa solida e imponente.

Si trasformerà in una montagna invalicabile

e nessuno di noi oserà più scalarla.

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postato da cominciare alle ore 07:50
giovedì, 15 marzo 2007

fisso di nuovo l'orizzonte

come fosse una barriera fragile

ma poi scopro che è anche un velo

sufficentemente consistente

per tenere lontano da me il potere di un ballo.

Resto immobile ma con la tentazione

di muovere un passo sulla destra

mascherato dalla finta di andare a sinistra.

Faccio del mio meglio:

scarto una parola , una l'aggiungo, l'altra la cerco

sto bene qui fra un salto e un passo indietro

giro su me stessa e

compongo un cerchio con l'aria

è il  ballo di un'altro potere.

The circle symbolizes T'Chi wich il formless and above duality. Here it's manifesting itself as the progenitor of the universe. It's divided into Yin (the dark) and Yang (the light) wich signify the negative and positive poles. Pairs of oposites, passive and active, female and male, moon and sun.

 

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postato da cominciare alle ore 08:00
mercoledì, 14 marzo 2007

M u s i c i s t a
 
Spente le luci,
il suo volto è sfiorato
solo dalla pallida luce della luna.
 Pochi oggetti con lei
sono esenti dall’essere inghiottiti
dalle tenebre immense.
Le scarpe sono le prime
ad abbandonare il suo corpo,
poi è la volta della giacca
e delle calze color pelle
ma nessuno di questi indumenti
si salva dall’inondazione della notte.
Di questa stanza non rimane molto:
una parte di corpo,
poca mente una mano,
le sue dita esili che sfiorano il tasto play.
Le note cadono come gocce di colore sulla tela,
in un puntuale susseguirsi di emozioni singole,
riempiono gli spazi vuoti dentro ai cassetti,
sotto al letto, fra i capelli
fin dentro al niente dei pensieri.
Poi resuscitano dagli aliti
che lenti abbandonano le labbra.
Pare che un volere superiore,
stanco del suo ruolo inquisitore
si sia commosso di tale bellezza
e abbia permesso una breve tregua alla donna,
giusto il tempo breve,
brevissimo di un attimo travolgente.
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postato da cominciare alle ore 09:51
martedì, 13 marzo 2007

Il giorno
 
 
Tutti iniziano il discorso così
avendo bisogno di una donna
una che dorma accanto a loro
per non impazzire
arrivano anche a pensare
di poterla ottenere con la generosità
di un pagamento per non sentirsi
costretti ad urlare per un altro motivo.
Ero stata sulla strada statale
ad aspettare un uomo così
con l’urlo dipinto sul volto sorridente
ma si era messo a piovere
e niente sembrava che si potesse salvare
dall’ira del vento e dell’acqua che si insinuava
dentro il colletto o fra il piede e la scarpa
in ogni fessura o pertugio a volte
con l’ardire di un rimbalzo.
Mi avava colta all’improvviso, così ero rimasta confusa
ad osservare la cima degli alberi piegarsi
a sentire il mio profumo di donna
lavarsi via dal vento e dallo scroscio delle macchine
una si era fermata, l’uomo mi aveva detto che per lui era doloroso
ma necessario definire prima il prezzo;
ma non aveva senso il suo pensiero e gli avevo risposto
che pagare una donna era come non avere niente
Lui voleva così, solo corpo, per provare;
aveva detto  che non serviva guardarsi o baciarsi per non morire
aveva detto anche che tanto avrebbe chiuso gli occhi e sarebbe stato altrove,
perché a volte quello che ci tiene in vita
è solo una grande menzogna.
 
Dopo tutto, cos’è il sole?
Mi verrebbe da rispondere,
la sospensione tra una notte e l’altra
soprattutto quando già in primavera il sole sorge
facendo cantare gli uccelli troppo presto
e restituendo al mio corpo la dovuta stanchezza
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postato da cominciare alle ore 13:00
sabato, 10 marzo 2007

R a d i c i
 
Eccolo, avverto il rumore dei suoi passi;
ha sbattuto la porta dietro le spalle,
appeso il capotto e si è diretto in cucina.
Così tendo l’orecchio maggiormente
e tremo, solo un attimo,
all’impatto della bottiglia contro al tavolo
a quel tonfo sempre uguale
che sta al centro del suono:
la vibrazione si può fermare o muovere ancora.
Non ho mosso un muscolo
ma già volo come un falco
e mi lascio cadere in picchiata
dal mio letto al suo bicchiere
dal buio della mia stanza alla lampadina fievole
che illumina diabolica il suo volto.
Eppure, stupidamente
non c’è peccato in tutto questo,
non un rimorso ma piuttosto l’ostinazione
l’inganno della bellezza, anche,
la dannata trappola d’oro
che scatta a metà strada dalla verità.
Trovo necessario salutarlo,
avvisarlo che sono sveglia
e so di lui, della sua notte e
dell’ora che segna l’orologio
semplicemente per riempire
il corridoio che ci separa
mentre penso a quale stramba scelta
è stata la nostra di unirci
in questa pazienza di viverci addosso
senza considerarci mai troppo
tu, teso a scoprire le tue mancanze in me
ed io affascinata da quella ribellione verso la vita
che vorrei poter mettere in atto
con così tanta naturalezza
da sembrare l’unica ragione ancora per esistere
 
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postato da cominciare alle ore 19:02
mercoledì, 07 marzo 2007

dolce dolcissimo...sconveniente
 
Il caffè!
Esclamò con enfasi
non nascondendo un certo tipo d’eccitazione,
d’altronde sapeva che l’arte della cucina
richiedeva tanta passione
e una buona dose di pazienza
ben celate dalle trasparenti calze nere
che disinvolta  indossa
 
L’aroma latino invade sensuale la sala
avvolgendo i colletti bianchi e inamidati
degli amici composti
mentre in tavola già non mancano
zucchero a velo, miele e cioccolato:
un bel contrasto con le labbra sorridenti
e di un rosso lucido e perfetto
 
Cosa risponderle alla sua offerta?
E’ forse possibile
rifiutare l’invito a mordere piano
quel lampone morbido
posto con calore e precisione
sopra quel travolgente caramello ?
c'è già chi sussurra che servirebbe
un po' di fortuna perchè funzioni...
 
La risposta non sa da che parte pendere
… un si
…o anche un no
meglio tutti e due
... forse
Certo servono ingredienti di ottima qualità,
cotti a fuoco lento,
assaporati con un filo di incoscienza
e un minimo di distacco per chi sedie al proprio fianco
 
caffè nero
latte bianco
e già fra una risata e uno sguardo traverso
si  sentono i battiti in petto cadere a precipizio
dentro a quel riso basso e strano
che annuncia il piacere della gola e della mente
misto all’orrore magnifico della spregiudicatezza.
…é quasi fatta ..ahhhhhh
 

Esposta a quelle zanne
lei rabbrividisce
ed arrossisce
poi osserva
ciò che sta accadendo
e sorride ancora mentre nella stanza
si tinge uno sconveniente cielo…

coi bei peccati succede sempre così
.
.
.
.
.
.... un grazie ad Ornella Vanoni
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postato da cominciare alle ore 14:12
lunedì, 05 marzo 2007

“e ora spiegami…”
cominciò così a discutere
quasi dal niente
… senza accorgersi
che c’era del vero in quello che diceva
.
L’uomo un po’ arrossì quando fu nella condizione
di capire che era stato proprio lui
ad aver innescato il problema.
Lei lo guardò sperando d’incontrare la sua faccia
per una conferma,
invece lo sguardo del compagno era volto verso il basso
e con lui pareva si fosse ripiegato l’intero essere maschile.
 
Corrugava la fronte disorientato e accigliato
in un turbinio d’emozioni che non sapevano
da quale lato pendere.
Lei aveva pensato che in quel momento
lui sarebbe dovuto essere splendido o timido,
sorpreso o ancora ironico,
ma no, non lo era
anzi quasi, quel suo atteggiamento,
sottolineava una remissività
così consequenziale ad un sentimento di disfatta
da scatenarle un’ira pari
al fragore di un mare in tempesta.
 
Il cibo raffreddava
servito in porzioni eleganti e ben disposte
e i bicchieri rubino restavano immacolati;
la gracile rosa rossa segnava l’unico confine
tra le rive di un fiume in piena.
Cos’altro si poteva dire,
mentre la realtà si faceva lenta lo spazio
tra le speranze di una nuova stagione
e il disgusto per la fine di quest’ultima?
 
La candela, magra e discreta
era stata l’unica fiamma calda e vivace
e aveva fatto più compagnia lei dell’uomo;
ma il tempo l’aveva consumata
fino a ricordare ad entrambi che era scaduto.
Fu allora che i due s’incontrarono negli occhi
come se uno fosse stato lo specchio dell’altro
trasportati così, all’ultimo, da quell’improvviso bagliore dell’anima
che aveva permesso loro di scoprire
la pornografica magia di quell’ultimo istante.
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postato da cominciare alle ore 13:53
sabato, 03 marzo 2007

Si vive per sapere se si è capaci di morire
 
Sapeste in che pensieri mi sono imbattuto! No, no non potete neanche immaginarlo, anche se in realtà sarebbe giusto che ognuno di voi si potesse interrogare sull’argomento. Insomma… ho capito che uno tra i più formidabili amici dell'uomo è la determinazione. Vi sembra poco? Se lo ignorate è grave e, prima di cominciare a parlare con voi, devo confessarvi che io per primo ho vissuto interi anni nell’incoscienza naturale e anche un po’ voluta di non rendermi conto di questa virtù. Vi considero persone intelligenti e dunque posso ben permettermi di farvi immaginare cosa sia capace un uomo o …Ohhhh soprattutto una donna quando è determinata, quando si è convinta che sia l’unica cosa da fare eh eh…le donne che testoline che hanno! Sempre con quella loro idea di voler comandare il nostro cuore e con lui la nostra vita non potendo invece prevedere che spesso noi, disperati e soprafatti dalle loro insistenze, apriamo quella porta (un’immaginaria s’intende, mica una vera) e ci raffiguriamo penzolanti e pallidi o magari stesi, gettati malamente a terra. Il nostro corpo non ha avuto la forza di scelta e tragicamente si è lasciato sopraffare dalla legge della fisica senza più un altro minuto da vivere. Penserete: che tragedia la morte! Ed io, invece, ribatto: finalmente liberi dalla morsa di quelle disposizioni femminili… senza obblighi né pensieri penosi! Allora si può guardare un’ultima volta la nostra carne con lucida obbiettività. Si respira forte e ci si dice: è finita! Oddio nella felicità di prevedere quel momento quasi mi stava sfuggendo il particolare del respiro: che sciocco, se si è morti si è liberi anche dalla fatica di respirare! Che bella sensazione dev’essere non provare più malinconia per quei miei… fallimenti di lavoro, quelle amicizie imposte non troppo chiare che si devono comunque mantenere aperte. Non parliamo delle notti nere e magre che insonni logorano il volto bagnato. Si affoga, credete a me, dentro quella massa d’acqua pesante che reclama l’anima. Che pena! Adesso afferrerete meglio il perché io abbia pensato per tempi indefiniti al sistema migliore per sfuggire a tutto questo. Anzi vi svelerò che mi sono fatto una certa cultura sull’argomento…Timidamente ho anche chiesto ad un amico un parere, sempre con la accorta attenzione di non farmi scoprire nell’intento. Si potrebbe usare una corda robusta e lunga annodata con cura o una manciata di pasticche colorate o ancora un veleno portentoso (attenzione a sceglierlo indolore, per non dover poi soffrire)….magari, più facile e più veloce, si potrebbe optare per il mai passato di moda colpo di pistola. Qui, deciso sul lato sinistro, perché sono mancino. Certo la mia difficoltà è quella di procurarmi l’arma, così estraneo alla violenza come sono …questo è un problema che dovrei affrontare, anche se il gesto richiede una drammaticità plateale, un ultimo roboante atto di superbia verso la vita. E il luogo? Anche lui ha la sua importanza. Conveniamolo qui insieme, certe cose sono intime non si possono fare in pubblico, serve certo discrezione e un minimo di buon gusto. Infatti mi sono perso tra i corridoi della mia fantasia, del pudore, di questa incancrenita apprensione alla ricerca di un modo per non lasciar tracce o sporco, per non disgustare colui che mi troverà, insomma è importante che lui capisca la rispettabilità del mio ultimo gesto. Devo ammetterlo: non ho avuto una vita troppo dignitosa. Ci sono state delle volte che ho trasceso i limiti della convenienza infangando il mio nome, altre in cui ho disubbidito alle leggi della buona educazione ..ma la morte, la morte è l’atto più coraggioso, più solenne che la vita chieda. Di fronte a lei ci si veste nuovamente di bianco. Ve lo garantisco. Quasi mi commuovo.
Il luogo dicevo…già: è importante scegliere un angolo remoto, l’ultimo su questa maledetta terra… un luogo che ripari le membra ormai ripugnanti… insomma che non le lasci esposte alla pioggia o ad esempio alla cacca dei piccioni, alla mercè dei cani randagi. Per quanto so bene che il suicidio non è mai un avvenimento né bello né pulito… so che poi l’anima volerà via … hem …dai muscoli che non trattengono più le funzioni primarie, dalla carne che s’indurisce e poi lenta si decompone. Che orrore il dopo. Se mi fermo a pensarci mi disgusto, quasi ci ripenso. Poi non dimentichiamo che un po’ di dolore in quell’attimo breve si prova comunque, nonostante tutte le attenzioni date nella preparazione! E la paura? Quella è sempre presente, non ti abbandona, anzi è maligna. Diventa immensa, insostenibile, ti schiaccia e ti fa credere di poter fallire anche quest’ultimo gesto …sono pensieri pesanti, ininterrotti …stancanti…. Bisogna viverli per sapere di cosa si parla. Non è per niente facile prendere una decisione simile; non tutti ne sono capaci. Bisogna dirselo in partenza per non deludersi dopo. Allora mi dico: e se poi non ci riesco? Arrivo lì, con una lettera scritta in bella calligrafia, con tutto l’occorrente e non ho il coraggio di gettarmi giù dalla sedia con la corda al collo? Appoggio la canna della pistola alla tempia e poi i muscoli della mano non obbediscono alla mente? Che posso fare, in quel caso? Torno a casa. Non ho altro luogo dove rifugiarmi. Se ci penso bene…fallire un suicidio, non è la cosa più tragica che possa accadere, non si può essere bravi in tutto...poi in fondo è proprio tanto necessario abbandonare la vita così di fretta?? Quasi mi viene voglia di fumare una sigaretta o …forse mi faccio un bel bagno caldo, mi profumo, mi vesto bene e vado giù al bar a bere un bicchierino di liquore, quello bello forte… Forse sarà meglio che mi concentri maggiormente sul mio lavoro …  non vorrei arrivare a morire dalla fame e così finire miseramente la mia vita senza neanche aver tentato di capire se sarei stato capace o meno di un gesto così ardito.
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postato da cominciare alle ore 13:46
sabato, 03 marzo 2007

- Forme geometriche -   t r i a n g o l o

Un uomo.
é sdraiato sul letto, nudo e guarda il suo mare che è immobile come l’inverno.
Gli occhi sono fissi su di un altro uomo, vestito con un abito scuro, elegante.
Cammina con un passo regolare e lungo; avanti e indietro su di un tratto della spiaggia.
In mano ha una clessidra, la sabbia scivola veloce da una parte all’altra.
Il primo uomo volta lo sguardo sulla sagoma di una donna, ferma anch’essa, al bordo della sua possibile vista.
Lei è in piedi, il vestito disegna una bandiera al vento.
L’uomo che cammina non guarda, nulla, nient’altro al di là dei suoi piedi.
Il triangolo si chiude con l’uomo che guarda, fra la donna e l’uomo che cammina.
Si deforma, si scompone e si ridisegna per via di quell’uomo che si sposta lento ma sempre alla stessa velocità.
Lui sembra in prigione, lui è prigioniero di quella sabbia che tiene in mano, che scorre come i suoi passi, sempre uguale.
Prigioniero della sua funzione, quella di girare la clessidra quando la sabbia si esaurisce, di girare con lei i suoi passi, di consumare la spiaggia, i pensieri dell’uomo sdraiato e l’attesa di quella poesia vestita di vento.
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postato da cominciare alle ore 16:53
giovedì, 01 marzo 2007

La casa fu abbandonata,
non ci andò più nessuno.
Rimase come il guscio di una conchiglia
dimenticato sulla spiaggia,
a riempirsi di grani di sale
da quando la vita la aveva dimenticata.
.
Il vento freddo e scortese dell’inverno
scalzava l’intonaco dalle mura
e il sole caldo dell’estate
scoloriva le vernici delle finestre.
.
La pentola dimenticata accanto
all’ingresso della cucina arrugginiva
mentre lo stoino di corda si sfaldava marcendo.
Pigro e indifferente lo scialle
dimenticato sulla veranda dondolava
ai mulinelli di vento pieni di foglie secche.
.
L’erba era cresciuta ovunque
e in mezzo all’aia un unico tulipano
nel suo giusto tempo fioriva.
Da crisalidi chiuse uscivano farfalle
che poi finivano contro al vetro
morendo poi dietro gli zoccoli dei muri
.
La timida piantina di gelsomino
ora batteva la finestra
in un rullo di tronchi e foglie.
Quale potenza poteva fermare ora
la fecondità della natura,
l’insensibilità verso l'amore
di una donna per la propria casa?
.
Il suo ritratto aveva fluttuato
per mesi a quelle pareti
rischiando di cadere.
La pioggia infine aveva lavato
il colore lasciando solo alla cornice
la dignità di un ricordo
.
Una mattina quella donna
si era alzata,
aveva preparato le valige con cura
aveva ricoperto la mobilia con lenzuola vecchie,
si era perfino preoccupata
di chiudere i vetri delle finestre
e aveva girato la chiave per l’ultima volta
.
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