Alcuni giovani, avvalendosi di codici genetici potenziati si sono cortruiti una nuova vita. Alex Netgear, esponente di questa nuovo fermento , è divenuto il conduttore di show televisivi di risonanza mondiale e per questo salta da un fuso orario all’altro. Non tutti, però, hanno avuto la facoltà di inserirsi nella società extra rete o di sopravvivere. Alcuni di loro, nell’aggiornamento del tempo solare/legale, perdono ore-memoria.
Router – Pianeta Terra.
La tapparella della finestra si aprì di scatto
e la stanza fu pervasa da un’accecante luce bianco-grigiastra.
Dalla finestra poté intravedere un cielo pallido e omogeneo,
simile ad una camicia strappata; giusto il tempo
prima di coprirsi gli occhi dal dolore con il braccio.
Non disse nient’altro prima di raggomitolarsi in un angolo della stanza.
In una mano reggeva il suo futuro,
nell’altra subiva il peso del suo passato.
Nel mezzo restava attiva ancora per qualche istante la sua mente,
riparato per quel poco possibile dall’ombra
di una macchina fondamentalmente stupida.
-“ Ecco com’è la mia pelle, è come la mia anima: un frammento di un’esistenza lacerata.”
Frammenti, appunto, uguali alle rovine
di uno dei tanti luoghi che aveva abbandonato;
l’ultimo prima della Grande Frontiera.
Una rabbia improvvisa s’impossessò di lui disorientandolo.
Come virus, schegge di pensieri e ricordi
cercavano frenetiche le ultime cellule attive
per attaccarsi e ricominciare da lì a costruire nuove storie.
Per ogni ora-deflagrazione scomparivano intere connessioni.
Quel terribile silenzio sembrava venir giù come fiocchi di neve,
congelando il suo corpo abituato a ben altre temperature.
D’un tratto una figura scura ed imponente si avvicinò a lui;
ne sentì l’odore di fiori e sapone e capì:
-“Voi, di questo nuovo Paese,
che osservate la mia pelle dura, spessa, lattea;
voi vorreste sapere, vorreste capire
ma io non ho parole da pronunciare.
Vivo in una sorta d’annientamento emozionale,
un’amnesia emotiva, che si ciba di visioni, non di parole.
Non so spiegare il vuoto dopo l’esplosione.
Quel nulla che ti riempie fino a schiacciare ogni singola cellula.
Il ronzio del silenzio… quel momento successivo,
che ti lascia attonito,
che t’instilla il dubbio se sei ancora fra i vivi o già fra i morti.
Il “prima” si mischia con il “dopo” e la memoria si sbriciola
come il muro che ti aveva protetto fino allora.
A volte sono in tre luoghi contemporaneamente,
altre volte non so dove andare.
Per un attimo sono bambino e gioco,
l’attimo successivo lotto fra le onde magnetiche per non affogare.
Sono un uomo, un numero, uno stupratore di pensieri.
Ho viaggiato cavalcando i raggi wattoriani affianco ai miei fratelli,
perché è così che chiamo i miei amici-nemici.
In mezzo alla rete siamo tutti così: un po’ buoni e un po’ cattivi.
Il vostro giudizio non penetra la mia pelle,
nelle mie orecchie non entrano le vostre parole,
il mio cuore non può essere conquistato dai vostri moralismi.
Ma di certo non per le motivazioni che credete voi.”
E’ sempre la paura che rende terrificante la vita.
Turbiniamo come foglie al vento e nessuno sa mai di noi,
a nessuno importa dove cadremo,
pensò sentendo ormai le sue energie fluire via dal corpo.