
... e poi non riesco ad essere assente
a non usare i miei occhi
per guardarti anche quando non sei con me
a non parlarti stando in silenzio
e non riesco proprio a non immaginare il tuo profumo
anche quando sono solo avvolta dall'odore della mia vita
Sorrido piangendo di dolore
e ti amo anche quando non ti amo
... e poi non ho potuto più sprovvivere
poi ho guidato tutta la notte per raggiungerti
il rumore aumenta,
prima era quasi silenzio e poi
lento
il rumore diviene gemito
si trasforma in disordine.
quando si guarda la strada risvegliarsi
la si osserve sempre come se fosse la prima volta che accade
con quell'espressione in volto allucinata e sveglia
Il rumore dei motori si moltiplica
il movimento anche,
come un equazione matematica riproduce un ingorgo
il fiume di luci ha invaso infine la via
creando a volte
delle lacerazioni d'asfalto vuoto
una mescolanza di colori nelle loro variabili di direzione
e la risalita brutale della loro presenza fino a giungere alla mia finestra.
Un gemito silenzioso e animale
prende possesso dei battiti del mio cuore
mentre il suono del mio tamburo va a congiungersi
con quello dell'uomo che amo
col gemito del suo sonno
con la vertigine che mi spinge verso questo vuoto
Resto immobile per ore
affacciata verso la vita
fino a quando questa non si dilania
confondendosi con la foschia del sole invernale

L'abominevole vita normale
non crediate...ognuno ne ha una che porta in tasca
.
mentre il tempo consuma l'ossigeno della tua vita
schiavizzando il tuo corpo dentro le sue equazioni
sono certa che la tua anima è altrove
e libera ti dona la chance di una seconda possibilità.
Tu sai il valore di possederne una
e non permetterai mai a nessuno di rubartela.
ho imprigionato il miracolo di un tempo
dentro le pagine di un romanzo,
perchè potesse essere eterno
(questo è ciò che impone la scrittura),
non sapendo che
lei a sua volta mi avrebbe rubato
quello stesso tempo
che era il mio miracolo
.
Nella pittura questo non accade,
si ha una visione dell'emozione,
delle assenze, del dolore
(se mai queste avverranno)
in una curva del tempo istantanea.
.
vorrei evadere da questo vuoto,
che mi tormenta
ritrovando il ritmo giusto
per continuare ad amare


e poi si scivola
non si sa cosa fare
e allora ci si ripiega su noi stessi
come un fiore vissuto troppo
che s'incurva
si frantuma in piccoli pezzi che volano via
ad uno ad uno
seguendo la danza del vento
come i piccoli incidenti della vita
come l'onda che trasporta in alto la sabbia
e poi la ributta con un tonfo
e c'è chi guarda dentro alle tasche se è lì
che ha messo le chiavi della macchina
siamo tanto arditi nel pensiero
e poi
così vigliacchi nella vita
per quale strano motivo
si riesce ad essere così autorevoli
e così ridicoli?
mi sarei messa a piangere.
Era brutto, ma no, che dire era orribile.
Non scorreva, non portava a nessuna emozione,
non viaggiava dentro quell'etera leggerezza dei colori
che spingono l'anima altrove rubando i battiti del cuore al petto.
Forse sarebbe servita più concentrazione
ed un controllo del pensiero
preso a difendermi dall'uomo
che invece si era avvicinato a me in cerca di simpatia.
Quell'alito suo maschile mi riscaldava il collo sgretolando la terra sotto alla mia sedia,
corrodendo il tempo e con lui la mia concentrazione.
Ma la cosa che mi infastidiva maggiormante era il pensiero
che in quei momenti non ero affatto migliore di lui.
Solo avrei voluto inseguire la mia fantasia
con così tanta mancanza di considerazione
per i suoi sentimenti,
da strappare i veli sottili della cortesia.
Ma lui non sa vivere alla rinfusa come me
non sa cosa significhi tracciare il fuoco e fare l'amore con le nuvole
e impaziente aspetta la sua dose di riguardo.
Dunque perdo la mia carta di credito,
corro al super dove ho appena pagato,
corro ancora a cercare il numero per bloccarla;
mi dicono: serve una denuncia dai carabinieri.
Guardo l'orologio,
sbuffo, disdico un appuntamento
e corro dai carabinieri.
Fila, spiegazioni mi trattengono:
ha troppe denuncie per smarrimento e furto di carte di credito,
accertiamo.
E aspetto,
poi con un mezzo sorriso (che non capisco) mi salutano.
Ancora dieci minuti per la chiusura della banca:
cosa faccio:? corro.
Titti ma cosa hai combinato questa volta?
è l'impiegato che è stato chiamato dai carabinieri durante gli accertamenti.
Per fortuna c'era lui a testimoniare che la mia testa è sempre su marte.
(e capisco ora quel mezzo sorriso di prima)
chiudo la mattina così, ma mentre sto per iniziare a correre a casa
il solito santo impiegato mi richiama:
Titti stai dimenticando la tua denuncia...
altrimenti dovrai denunciarla per smarrimento!
fine
essenze...
evanescenze
incandescenze

sono nata fra la sabbia del tempo e uno specchio d'acqua. Cosa c'entrà? tutto vi rispondo, fino all'ultimo granello di sabbia. si è per la terra che ci ha accolti. le mie radici sono là insieme a quella piccola oasi di Ica dove mi sono sussurrata fra me e ancora me proponimenti irragiungibili (forse anche inammissibili) e per questo erresistibilmente eterni, là dove ho compiuto gesti sconsiderati e affidato al vento la mia infanzia. In quello specchio d'acqua ho imparato a pattinare con la fantasia, e il mio sonno è stato cullato dai giochi d'ombra che il verde prepotente si è divertito a fare col sole e la sabbia (quanta sabbia) la sabbia custodisce ogni mio segreto, la sabbia è la mia mamma, la mia compagna di giochi.
un mio amico mi ha detto: in Brasile ho incontrato milioni di Titti. Mi ha detto: non ricordo molto, ho mille fotografie, ma mi è rimasto il calore e la gioia delle persone. Io non ho potuto dire niente ma ho pensato che un giorno tornerò a casa.
la fine è sempre una sazietà
equivale ad un otre ricolmo e
incapace di contenere ancora
quasi straborda di emozioni e
satura la persona fino a renderla
inspiegabilemente insofferente
(instabile e ballerino sentimento per dir la verità
in quanto al suo culmine
quasi ci si pente di provarlo)
la fine è forza e gioia
di sapere che seguirà un breve tempo di pace
prima della prossima battaglia
la fine è un evento insostituibile
è lo spazio per qualcosa di nuovo
è la vita che prosegue.